Riccio recommends

5 idee regalo originali per la festa della mamma

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Domenica è la Festa della Mamma! Se sei in crisi e non sai cosa regalarle, qui trovi cinque idee originali per un regalo speciale.

Una foto con lei

Hai tante foto bellissime con lei scattate con il tuo smartphone: è un peccato lasciarle in digitale! Con Cheerz puoi stamparle in formato polaroid e creare un fotolibro da sfogliare insieme sorridendo. Puoi anche creare delle bellissime calamite! Più info qui
 

Un tattoo personalizzato

Tatuarvi lo stesso simbolo potrebbe essere un buon modo per stringere ancora di più il vostro legame speciale. Noi ti proponiamo i tatuaggi temporanei di Titoo For You : puoi personalizzarli come vuoi e sarà divertente farlo con lei!

Un pieno di bellezza

Adora prendersi cura di sé e non esce mai di casa senza una perfetta manicure? I buoni di RiccioCapriccio sono perfetti: scegli il trattamento che più le piace e magari fallo con lei: il tempo speso insieme è il regalo più bello.

Un viaggio solo per voi due

Un regalo che resterà un ricordo intimo per voi due: perché non organizzare un viaggio insieme? Onivà- Viaggi fatti a mano può aiutarti a crearne uno su misura per voi.

Una mostra particolare

Se la tua mamma è una super appassionata d'arte e ama le contaminazioni la MAJE - Klimt Experience a Roma è quello che fa per lei! Una vera e propria Mobile Art Opera che coniuga la spettacolarità delle proiezioni immersive su maxi schermi con una performance multimediale in cui la musica e le nuovi arti visuali realizzate con supporti digitali mobili si incontrano per dar vita ad un moderno happening di art jazz e fotografia contemporanea.

Ti abbiamo aiutato? :) Buona festa della mamma!

 

 

Cruor - Sangue sparso di donne, la personale di Renata Rampazzi

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#RiccioRecommends è la rubrica che ti segnala eventi imperdibili. Come sai RiccioCapriccio è sempre dalla parte delle donne e combatte attivamente perché vengano rispettate. Per questo abbiamo scelto di segnalarti, grazie al nostro cliente Giorgio Treves, la personale di Renata Rampazzi, CRUOR - sangue sparso di donne dal 6 aprile al 17 giugno 2018 nella Sala Borges della Fondazione Giorgio Cini di Venezia.

L’esposizione, accompagnata da un catalogo con uno scritto inedito di Dacia Maraini e da un testo critico di Claudio Strinati, ruota attorno al tema della violenza nei confronti delle donne, argomento di urgente quotidianità e che riguarda tutti i paesi del mondo, da quelli economicamente più avanzati a quelli più arretrati.

Renata Rampazzi rielabora la tematica della violenza, del sangue, del dolore che aveva segnato la sua produzione artistica, degli anni settanta/ottanta, e lo affronta attraverso una serie di nuovi lavori, realizzati con materiali e forme nuove per comunicare in maniera più diretta e coinvolgente.

Ecco come racconta CRUOR Renata Rampazzi: "Di fronte alla dilagante violenza sulle donne, alla prevaricazione delle anime e dei corpi non è possibile chiudere gli occhi, fare finta di niente. Siamo tutti coinvolti, direttamente interessati, e dobbiamo essere partecipi, ognuno con il proprio senso di giustizia, con le proprie forze, le proprie azioni, la propria responsabilità.

In questo senso anche le arti devono svolgere un ruolo di stimolo. Di provocazione. Di riflessione. Di presa di coscienza. Di ribellione.

L’artista è il testimone del tempo nel quale vive.

Già alla fine degli anni ’70 il tema della violenza, delle ferite, del sangue, del dolore faceva parte del mio universo creativo. Molte mie opere portavano tracce del mio turbamento di fronte a quelle manifestazioni esistenziali di sopraffazione maschile.

Oggi, oppressa dalla recrudescente violenza, sento l’urgenza di ritornare su questo tema. Mi sembra di non averlo esaurito. Reclama un mio rinnovato impegno e bisogno di approfondimento creativo, esistenziale e artistico. Sento la vita come un conflitto, uno scontro di forze, in cui siamo immersi, e che, da attori e vittime, siamo chiamati a affrontare e dominare. Non mi basta più una gestualità liberatoria e di ribellione, devo cercare materiali più direttamente comunicanti, privilegiare l’urgenza dell’azione e il coinvolgimento fisico. Non le tele classiche ma le garze e pigmenti cromatici che rimandano alla medicina e alle cure, e sono strumenti non della mia creatività, ma della realtà che mi avvolge. Devono formare un percorso in cui il visitatore dovrà sentirsi coinvolto fisicamente e emotivamente”.

Vi lasciamo tutti i contatti e le informazioni, l'ingresso è libero. 

CRUOR - sangue sparso di donne

Venezia, Fondazione Giorgio Cini (Isola di San Giorgio Maggiore)

6 aprile - 17 giugno 2018

Orari: dalle 10 alle 18; chiuso il mercoledì

Ingresso libero - mostrarenatarampazzi@gmail.com

 

 

 

Informazioni

 

 

 

Cinque modi per sopravvivere al ritorno dalle vacanze

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La fine delle vacanze ti rende una drama queen? Non temere: qui ci sono cinque consigli per sopravvivere al ritorno in città.

Fai la turista nella tua città

A Roma si sa, basta una passeggiata per sentirsi subito immersi nella storia. Durante l’anno è difficile godersi le iniziative proposte a causa dei troppi impegni e ci sono milioni di cose da fare che possono renderci felici. Sapevi che Piazza di Spagna nasconde un piccolo segreto? Proprio accanto alla scalinata, c'è un delizioso museo. È la Keats-Shelley House, che parla del legame tra Roma e i grandi autori del romanticismo inglese. Il museo è aperto tutti i giorni, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14 alle 18, tranne la domenica.

Cambia un’abitudine

Fai colazione tutte le mattine nello stesso bar? Percorri sempre la stessa strada per andare a lavoro? Domani sperimenta: prova il cappuccino di quel caffé stupendo, chiedi a google di ricalcolare il percorso, basta pochissimo per scoprire qualcosa di nuovo!

Lavora al tuo progetto del cuore

Il tuo cassetto straripa di sogni abbandonati? Bene, è giunto il momento di realizzare almeno uno! Iscriviti a quel corso di fotografia che ti piaceva tanto o comincia a programmare il viaggio che hai sempre voluto fare: avere un obiettivo personale da curare renderà le giornate più leggere e serene.

Prenditi cura di te

Se le doppie punte hanno cominciato a parlarti o la pelle del viso tira regalati una coccola speciale: una seduta dal parrucchiere per cambiare look e una maschera idratante ti faranno sentire subito bellissima!

Organizza un picnic

Roma è ricchissima di parchi e le giornate sono splendide: approfittane per organizzare un picnic con gli amici! Bastano una coperta e un po’ di cibo delizioso, da preparare a casa e portare in un bel cestino. Se invece non hai voglia di pensare a tutto, a Villa Pamphili trovi Vivi Bistrot per un picnic indimenticabile!

 Ti senti già meglio, vero? :)

Love storage, le scatole dei ricordi

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Le abbiamo tutti, almeno una: impilate e nascoste in un angolo dell'armadio o dimenticate in soffitta, le scatole che contengono i ricordi delle nostre storie passate.

Sì, parliamo di ex. Dopo una rottura, dopo i pianti, le parolacce (se le sono meritate, eh!), dopo i summit con gli amici, arriva finalmente il momento in cui riusciamo a guardare alle cose con distacco. E allora tiriamo via tutti gli oggetti che hanno fatto parte di quel periodo; spesso, presi da un impeto alla Marie Kondo, li buttiamo via, altrettanto spesso capita di mettere tutto in una scatola, perché, ehi, c'è un po' di quello che siamo stati lì dentro.

Da questa idea nasce il progetto Love Storage : l'intento è quello di raccontare storie d'amore attraverso cinque oggetti simbolici e pochi altri elementi: una città, una canzone. Il tutto in forma anonima: non c'è spazio per il gossip, solo per l'amore.

I creatori sono Lucia, 26 anni, siracusana e Flavio, 28 anni, romano. Si raccontano attraverso parole e foto e spesso collaborano insieme. 

Avete voglia di contribuire al progetto con la vostra storia? Sul sito troverete tutte le indicazioni per partecipare.

Sbirciate le scatole degli altri, immergetevi in questa atmosfera romantica e malinconica: li trovate anche sui social, facebook e instagram

Vi piace? A noi tantissimo! 

5 idee regalo per la Festa della Mamma

Domenica è la Festa della Mamma! Se sei in crisi e non sai cosa regalarle, qui trovi cinque idee originali per un regalo speciale.

Una foto con lei

Qualche tempo fa, con il tuo smartphone, hai scattato un selfie con la tua mamma. La foto è talmente bella che sembra uno spreco lasciarla nella galleria. Bene, rivolgiti a Tonki! Stampano le tue foto su cartone riciclato e puoi piegarlo ed usarlo in mille modi diversi. Facile e veloce, arriva direttamente a casa tua. Più info su Tonki.com

Una rivista speciale

Se la tua mamma è appassionata di crafting, adora la calligrafia e le riviste fuori dal comune, l’abbonamento a Flow Magazine è quello che fa per lei! Trovi diversi bundle disponibili: non ti resta che scegliere.

Un giardino in casa

Lei ha il pollice verde: qualunque pianta curata dalle sue sapienti mani fiorisce rigogliosa. Benissimo! Sul sito Piccolo Vegs For Pots trovi semi di ogni genere, dalla frutta alle erbette aromatiche e attrezzature deliziose per orticelli da balcone e da terrazza per i più fortunati.

Un pieno di bellezza

Adora prendersi cura di sé e non esce mai di casa senza una perfetta manicure? I buoni di RiccioCapriccio sono perfetti: scegli il trattamento che più le piace e magari fallo con lei: il tempo speso insieme è il regalo più bello.

Una colazione gourmet

Vuoi farle una sorpresa dolce appena sveglia? Falle ricevere una colazione regale! Su Le Panier Gourmet Breakfast puoi scegliere tra diversi menù, tutti deliziosi.

Ti abbiamo aiutato? :) Buona festa della mamma!

Blanca Shoes: comfort e colore a Roma

Avete notato che da qualche giorno sugli scaffali di Riccio, in mezzo a tutte le nostre pozioni magiche, potete trovare anche delle scarpe coloratissime? Bene, sono le scarpe artigianali - e pop da morire - di Blanca Shoes. Oggi ve ne parliamo per Riccio Recommends.

Nasce tutto nel 2008 a Bologna con il marchio Aurarossa, che dava la firma a calzature raffinate, per donne sofisticate ma anche molto dinamiche (quelle che sì, vogliono stare comode, ma non dentro a un paio di ciabattoni di cuoio e canapa). La scarpa Aurarossa è interamente artigianale, viene progettata, disegnata e realizzata da maestri calzolai italiani sotto la guida innovativa dei fondatori del marchio. L'utilizzo esclusivo di materiali e pellami di alta qualità rende ogni modello comodo e unico. 

"Qualche anno fa, camminando per le storiche vie di quella splendida città che è Bologna, piene di boutique e negozi di artigianato, mi imbattei in un negozio di scarpe dove i miei occhi furono totalmente stregati da modelli colorati, raffinati e audaci. Uscii dal negozio con tre paia di scarpe e da quella volta ne diventai cliente abituale", si racconta così Carol, la fondatrice di Blanca Shoes. "Due anni fa presa dalla voglia di realizzare uno dei miei grandi sogni, aprire un negozio di scarpe, mi balenò in testa l'idea di portare Aurarossa a Roma. L'idea piano piano diventò un progetto in cui credere e così finalmente, a maggio di quest'anno, io e mia cugina Marta abbiamo realizzato quel negozio che trabocca colori di cui andiamo tanto fiere".

Trovate il negozio di Carol e Marta a Roma in Via Veio 25 e le Blanca Shoes sono anche su Instagram. Nella galleria qui sotto, qualche modello di cui ci siamo innamorati noi di Riccio. Fate shopping, che fa bene!

Bortone e Di Pietro per "Tutti salvi per amore"

Riccio ha a cuore i sentimenti e i sogni; facciamo sempre il tifo per chi ha idee brillanti, passioni travolgenti e per chi le sa raccontare.

Ecco perché vi raccomandiamo, questa domenica 29 maggio, di sintonizzarvi su Rai 3 e vedere Tutti salvi per amore, il programma di Serena Bortone e Alessandra Di Pietro che racconta la contemporaneità attraverso i sentimenti.

Un reportage inteso ma delicato, profondamente umano. Per (ri)conoscersi e, alle volte, scoprirsi.

Seguite Serena e Alessandra e partecipate numerosi alla diretta Twitter usando l'hashtag #TuttiSalviPerAmore. Noi ci saremo!

Mare e inchiostro. Intervista a Federica Madonna

PER RICCIO RECOMMENDS ABBIAMO INTERVISTATO UNA DONNA SPLENDIDA, LA TATUATRICE DI ORIGINI ABRUZZESI E ROMANA D'ADOZIONE DA CUI TUTTI DOVRESTE FARVI FARE ALMENO UN TATTOO: FEDERICA MADONNA!

Cosa è cambiato da quando hai iniziato ad oggi, nell’arte del tattoo in generale?

Moltissimo, ho avuto la fortuna di approcciarmi a questo lavoro circa 15 anni fa, a quei tempi non c’era internet e tutto era in qualche modo più genuino e più underground, la ricerca si faceva attraverso i giornali, i libri ed attraverso i corpi tatuati che si incontravano. Adesso con i social e con lo sdoganamento totale del tatuaggio è tutto completamente diverso, tutto molto meno intimo, tutto molto più incentrato sulla ricerca che il cliente porta al tatuatore e non viceversa. Poi sta al tatuatore indirizzare il cliente verso la scelta giusta. Il lato positivo sta nel fatto che c’è una delineazione stilistica che definisce ogni tatuatore e lo differenzia dagli altri, questo può facilitare il cliente a selezionare meglio chi può interpretare la sua idea.

Come si è evoluto il tuo stile negli anni?

Sono passata dallo studio del tatuaggio tradizionale americano ad una ricerca sempre più assidua del dettaglio, passando dalle linee marcate del tatuaggio tradizionale americano a linee sempre più sottili e alla cura dei dettagli. Ultimamente mi piace partire da una ricerca di immagini antiche, da foto per i volti, e sto abbandonando l’idea del colore, per avvicinarmi sempre più ad uno stile più vicino all’incisione e alla serigrafia.

Preferisci il colore o il bianco e nero?

Nonostante generalmente io ami l’uso del colore, al momento prediligo il nero, e se scelgo di usare i colori sicuramente delle tinte desaturate e non troppo brillanti.

Che soggetti ti piacciono?

A livello di disegno ho sempre amato l’anatomia umana, e in particolare i volti. In generale ho attrazione verso l’espressività del soggetto che sia esso umano o animale. Amo molto la natura, ultimamente viro verso le decorazioni floreali. E, per una questione di appartenenza e nostalgia ho sempre prediletto i soggetti di mare. Infatti mi sono avvicinata ultimamente alla tecnica del puntinato poiché non solo mi rimanda alle illustrazioni antiche, ma mi ricorda molto le pietre, gli scogli, la sabbia, il luogo da cui provengo.

Cosa consigli a chi fa il primo tatuaggio?

Di fare una cosa piccola e in un posto non troppo doloroso per abituarsi alla “sensazione” che dà il tatuaggio al proprio corpo…

E a chi desidera fare il tuo mestiere?

Di armarsi di pazienza, flessibilità, tanta umiltà e voglia di crescere, ascoltare ed imparare.

Ci sono cose che ti rifiuti di tatuare?

Sì, mi può capitare di rifiutare soggetti che non sono esattamente nel mio stile.

Ci sono figure femminili del passato a cui ti ispiri? Magari tatuatrici pioniere che apprezzi?

A livello femminile apprezzo tutte le donne che nell’arte hanno avuto il coraggio di non fermarsi, non vergognarsi e di affrontare il mondo a testa alta, coloro che hanno inseguito i loro sogni, coloro che hanno genuinamente seguito loro stesse. Mi riferisco ad attrici, cantanti, musiciste, performers, stiliste, pittrici, illustratrici, studiose, lavoratrici instancabili, ma soprattutto tutte le donne che hanno lottato per il futuro che ci hanno regalato, per la libertà e i diritti che hanno conquistato. Ma sopra tutte mia madre, ma lei non è del passato, è qui ed è presente soprattutto dentro di me. Il suo detto è sempre stato (tra i tanti) “fai ciò che devi fare e fallo con tutta te stessa, dando il massimo che è nelle tue possibilità”, e io me lo ripeto ogni giorno e cerco di essere fedele alle sue parole. Tatuatrici pioniere a livello italiano? I miei miti indiscussi: Genziana e Morg.

Un nome di un tatuatore dal quale vorresti farti tatuare?

Sono talmente tanti! Sono una vera e propria collezionista…

C’è una sfida che vorresti affrontare, un sogno nel cassetto, riguardo al tuo mestiere?

C’è un sogno che è ancora segreto, è chiuso in un cassetto, ma in generale il mio sogno è quello di poter continuare così, di poter continuare a lavorare con gente bellissima e che ha tanto da dare, in ambienti stimolanti a livello innanzitutto umano e poi artistico. E spero di poter continuare a conquistare la fiducia dei clienti e delle persone che apprezzano i miei disegni e le mie proposte, potendole trasformare in di/segni indelebili sulla pelle. La vera sfida è questa.

Qualcuno ti ha mai chiesto un tatuaggio assurdo, enorme, dettagliatissimo, per poi venire a pentirsene?

Di solito se la richiesta è assurda si evita di metterla su pelle. Quindi no, anche se il pentimento può giungere comunque se la persona che si tatua non è sicura del soggetto e, a mio avviso, del significato del tattoo, per me è quello a “legare” la persona al disegno che indossa, piuttosto che il disegno stesso. Pecca dei nostri tempi, dello sdoganamento dei tattoos è che spesso, ahimè, mi è capitato di accogliere in studio persone che mi chiedevano di volere un tattoo e non sapere quale soggetto, nel momento in cui gli chiedevo il significato non c’era nemmeno quello, e per me questo è assurdo. Significa che sempre più le persone vogliono emulare qualcun altro, farsi i tatuaggi solo perché li hanno visti su qualcun altro, è invece importante sapere che è una modifica al proprio corpo che dietro deve (o meglio dovrebbe) raccontare una storia, la propria storia.

Qual è il tuo cliente tipo?

Ce n’è di ogni tipo, ma generalmente è sorridente e disinibito.

Esiste un’etica del tatuatore?

Sì, certamente, ed è anche abbastanza complessa. Il tatuatore si approccia e scambia idee con il cliente, egli diviene una sorta di guida “spirituale” che lo accompagna nel viaggio che conduce all’atto finale del tatuaggio e lo consiglia, ci sono una serie di leggi non scritte, come ad esempio la scelta di non tatuare minorenni, poiché con la crescita i gusti potrebbero cambiare, o ad esempio si consiglia di non tatuare parti troppo vistose come mani, collo… bisogna inoltre essere puliti e rispettare tutte le norme igienico sanitarie che sono necessarie per lavorare senza rischi.

C’è un mito da sfatare riguardo ai tatuaggi?

Forse questo è un mito da sfatare: i tatuaggi non sono solo una tendenza del momento, come molte persone credono, ma sono segni che restano per sempre sulla nostra pelle quindi andrebbero fatti consapevolmente.

Quindi per te il tatuaggio deve avere necessariamente un significato o può essere anche semplice scelta estetica?

Personalmente credo che il tatuaggio debba avere un significato, anche se  il soggetto è puramente decorativo come un puntinato, un geometrico, questo tipo di tatuaggi hanno comunque un significato di metamorfosi…seguono le forme del corpo e lo modificano quindi per il cliente possono avere significato di cambiamento. L’importante per la persona che si tatua dal mio punto di vista è che fermi l tempo, che incida qualcosa di rappresentativo sulla propria pelle, ma questo riguarda me, poi sono per la libertà della singola persona.

Hai tatuato molte clienti di Riccio, tra cui Milena Cocozza. Ci sono dei tatuaggi che ricordi di aver fatto che ti piacciono ancora particolarmente?

Sì e sono molto felice del risultato. Generalmente sono soddisfatta dei miei lavori, e ringrazio i clienti che mi lasciano libertà di interpretazione, lo dico sempre a loro, lasciare libertà al tatuatore assicura un risultato migliore.

Se non fossi diventata la tatuatrice che tutti conosciamo, cosa avresti voluto fare?

Per me l’essenziale nella vita è lavorare con quello che mi piace: il disegno. Avrei voluto essere anche fumettista, regista, orafa, veterinaria, astronauta, sono stata sarta, modellista e stilista. Forse tornerei a disegnare abbigliamento e qui si apre un cassetto con dentro un sogno: disegnare scarpe, occhiali e intimo. Un’ altra cosa che farei? Ringraziarvi per questa intervista. Baci a tutto lo staff di Riccio!

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Redò Factory: la moda del riciclo

Moda, creatività ed ecosostenibilità. Ecco le tre parole chiave per raccontare il lavoro delle quattro giovani stiliste romane che ci hanno rubato il cuore: Simona, Martina, Alma e Angela.

Redò Factory è un laboratorio creativo baciato dal sole della Garbatella. Al suo interno nascono idee geniali e assolutamente green, votate al riuso e al colore. 

Tendenza sì, ma soprattutto personalità: ogni pezzo realizzato dalle Redò è un unico e irripetibile, frutto di materiali riciclati, eccedenze di magazzino e avanzi di stoffa.

Il loro catalogo è irresistibile. Per conoscere tutte le loro creazioni, basta fare una visita alla pagina Facebook di Redò Factory o scrivere una mail a redo.factory@gmail.com.

Il riciclo è fashion!

Dillo con un centrino: The Babbionz

Di solito con il termine babbiona ci si riferisce a una vecchia signora, moderatamente rintronata, che passa le sue giornate a lavorare a maglia affondata in una poltrona tappezzata a fiori. Ma noi vogliamo parlarvi di qualcun altro. Oggi RiccioRecommended vi consiglia i lavori delle Babbionz, collettivo di artigianato creativo pescarese dalle influenze pop-punk. Le Babbionz  sono tutto fuorché rintronate; un po' Bikini Kill, un po' Pussy Riot, Claudia, Jessica, Giovanna e Valentina, uniscono con maestria lavori a maglia, velate citazioni warholiane e romanticismo squisitamente soft core.

Sul loro profilo Facebook si sono recentemente dichiarate morte, ma non credeteci. Stanno solo preparandoci a uno dei loro effetti speciali, magari a una nuova scintillante collezione primaverile.

Tenetele d'occhio!

#Instaboy e i matrimoni delle altre

Sabato sera sono andato al parco: no, non sono diventato di colpo un maniaco sessuale guardone ed esibizionista, una mia amica mi ha portato al Parco Nemorense, nel quartiere Trieste, dove per tutta l'estate c'è il Colour Park, una manifestazione gestita da giovani under 30 che offre ogni sera buona musica, arte e good drinks. Un posto davvero molto carino, un'atmosfera rilassante per combattere il caldo asfissiante di Roma nord e disintossicarsi dalla tamarreide diffusa che imperversa in tutta la capitale, senza però cadere nella tentazione radical-chic der Pigneto.

In quel luogo, due amici ci hanno annunciato le loro imminenti nozze per il prossimo anno. Una notizia meravigliosa che aspettavamo da un po':A) perché quei due ragazzi si amano per davvero e la loro felicità è la nostra, B) perché non vediamo l'ora di festeggiare e ridurci come Courtney Love negli anni '90 C) perché per l'orda di single del mio gruppo un matrimonio significa un'occasione irripetibile per rimorchiare.

Riportando il discorso ad un quadro sociologico e astratto, enucleiamo i motivi per cui noi single sfigati afflitti da zitellaggio-acuto-e- turbozoccolaggine-compulsiva andiamo ai matrimoni delle altre e sopportiamo la fatica insormontabile di un ennesima amica che si accasa prima di noi.

Ecco una lista di buoni motivi per andare al matrimonio di un'amica:

- Per rubare il marito alla sposa, - Per indossare abiti color lavanda, un colore inutilizzabile in altre occasioni mondane - Per sentirci, almeno una volta nella vita, Pippa Middlelton - Per sentirci, almeno una volta nella vita, Julia Roberts - Per vedere la nostra amica sposalizia con un'acconciatura floreale improbabile, con applicazione di piccoli banani e peperoncini in testa e boccoli alla Eleonora Brigliadori ad incorniciare il viso, - Per rivendicare falsamente la vostra emancipazione di donna autonoma che non ha bisogno di un uomo al suo fianco, anche se poi all'uomo sostituite il bourbon e il tavor, - Per rivendicare con orgoglio la nostra promiscuità sessuale agli occhi di un'altra ragazza che cade nella trappola della monogamia borghese e mainstream molto Cristina Parodi, - Per criticare e parlar male dell'acconciatura della sposa per il resto delle nostre vite, - Perché è da quando siete embrioni, anzi spermatozoi, che pianificate il vostro matrimonio ideal-tipico, - Per poter ballare single ladies come in Sex and the City 2, - Per sentirsi almeno una volta nella vita, Enzo Miccio, - Per vedere la sposa truccata come Anna Tatangelo, - Perchè amiamo Real Time e i suoi programmi sui wedding planner, - Per non dare a vedere che stiamo rosicando moltissimo, - Perchè il mio grosso grasso matrimonio gipsy è la nostra ragione da vita suprema, - Per limonare selvaggiamente sotto un tavolo un amico single o un cugino farfallone dello sposo, oppure per le più creative lo zio DILF della sposa, - Per sfoggiare acconciature impalcate che manco Renzo Piano avrebbe il coraggio di immaginare, - Perché con il calo dei matrimoni e l'assenza di politiche per la famiglia, bisogna celebrare la scelta di unirsi di due giovani precari, - Per immortalare l'outfit da meringa impazzita dell'amica impalmata, - Per rovinare la cerimonia con gaffe degne di Fantozzi, - Per avere un buon motivo per cui mettersi a dieta, - Per ubriacarsi come Whitney Houston durante una vacanza a Copacabana, - Per incontrare casualmente un ex di cui si sono perse le tracce nel 92, quando ancora si ascoltava Eros Ramazzotti e la cellulite era un problema delle altre, - Per assaporare l'ebbrezza di una cerimonia nuziale dato che morirete zitelle e gattare in un qualche sobborgo della periferia romana, - Per trovare un marito.

#Instaboy e Tonika

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L’estate romana è fatta di giovani ragazzi in canotte bianche e di ragazze impossessate dallo shatush. Al Gazometro sembra di essere tornati indietro nel tempo, nella provincia italiana del 1997: si fanno infatti le vasche. Come nel corso principale di un qualsiasi paesino della Sicilia orientale coppie annoiate, gruppetti di amici, comitive di borgatari fanno su e giù in cerca di qualcosa di indefinito. Una festa, un po’ di musica, una limonata low cost, una rissa, un posto di lavoro.Nella maggior parte dei casi i loro sogni si avverano: riescono a scambiarsi un numero di telefono, o almeno il contatto FB, con una studentessa di lettere moderne di Roma Tre.

Certo, ci si può anche divertire: per esempio il giovedì sera al Mavi Live, c’è la serata Tonika. Musica trash, hip hop, latina, r&b. C’è un palchetto in cui si improvvisano performance ad alto contenuto di favolosità. Aitanti personal trainers a torso nudo, ballerini di twerking, it girls della movida romana, attori emergenti: ci sono proprio tutti e tutti si sentono delle dive! Puoi vedere anche molti giovani mufloni eterosessuali, che probabilmente la domenica fanno gli ultras all’Olimpico, scatenarsi sulle note di Single Ladies come una qualsiasi sciampista terrona appena sbarcata per la finale di Amici.

E si divertono da matti. Perché non importa che tu sia etero o gay, di destra o di sinistra, romanista o laziale: ci sarà sempre una diva dentro di te che non vede l’ora di uscire fuori.

Riccio loves Nerina Fernandez

Ogni passo, movenza o sorriso di Nerina Fernandez denuncia bellezza e vita. E’ designer e grafica, ha creato copertine di dischi Sony, Virgin, Emi, lavorato con Achille Bonito Oliva e Mario Schifano, è stata art director del Villa Celimontana Musical Jazz Festival di Roma. Un grande amore su tutto però: la moda, dove la sua unica incursione curando i cataloghi della Andy Warhol by Cultura and Otitude Ed Ethic era stata di successo e di grande soddisfazione. Ecco perché oggi, volendo trovare un luogo dove creare arte Nerina sceglie i gioielli e lancia una linea da lei pensata e realizzata usando cuoio, argento e pietra lavica: forza, grazia e sensualità. - Da dove arriva la tua ispirazione?

Da tutto quello che guardo: un’opera d’arte contemporanea ad esempio o i capelli di qualcuno che passa per strada. Per i gioielli però la mia ispirazione passa per il toccare: sento al tatto i materiali e da lì parte nella mia testa il disegno.

- Che tipo di donne indossano i tuoi gioielli?

Persone a cui piace lasciare un segno, senza eccesso, con discrezione e autorevolezza. La mia musa è Sofia, mia figlia. E’ bellissima, decisa, raggiante, di temperamento. E’ la mia modella. È lei la prima ad indossare le mie creazioni. Tutte. Sempre.

- Conosci RiccioCapriccio Da 15 anni. Ricordi il vostro primo incontro?

Facevo la grafica per Annalisa Caruso e loro erano gli stylist delle modelle durante gli shooting fotografici. Ci siamo conosciuti sul set di Andy Warhol by Cultura ans Otitude Ed Ethic, io lavoravo ai loro cataloghi. Ci siamo divertiti moltissimo!

- Qual è il taglio e il colore di capelli che ti fanno sentire bellissima?

Corti, cortissimi, ancora meglio se rasati. Lunghezza massima mai avuta: un carrè. Il corto mi rende la vita più facile. Sogno da sempre colori sgargianti per la mia chioma: azzurro, celeste ma non ci ho mai provato, finisco per tirarmi sempre indietro. E’ il confronto con i miei figli che mi spaventa, il loro giudizio. Prima o poi lo farò, vedrai! [ride]

- Qual è la tua manutenzione di bellezza?

Del mascara non posso fare a meno. Per il resto ascolto la mia pelle e uso i prodotti quando ne sento il bisogno, per sentirmi meglio. Non amo il balsamo, per esempio, trovo che mi appesantisca i capelli. In ogni caso, preferisco prodotti molto naturali, senza troppe strutture, come i miei gioielli.

- Dove possiamo trovare le tue creazioni?

Sono nel mio negozio online su Etsy e poi a Roma in centro storico: da Lou Lou in via dei Banchi Vecchi e da Marta Rey in via del Moro. Cercatemi su Facebook, lì prendo i primi contatti con i clienti. Lavoro con loro, prima di tutto: cerco di leggerli, di intuirne i gusti e la personalità. Le creazioni devono essere in armonia con chi le indossa: è il mio lavoro e il mio piacere.

Piccola guida ai banconi da bar più famosi del mondo

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Parigi, New York, Dublino, L'Avana, Venezia: se la meta delle vostre imminenti vacanze è una delle più famose e importanti città del mondo, sappiate che da qualche parte c'è un american bar assolutamente leggendario e che avrete l'occasione di farvi servire un cocktail indimenticabile in un luogo che non solo ha fatto la storia del bere miscelato, ma ha legato il suo nome e i suoi impeccabili drink a personaggi, storie e aneddoti di fama mondiale e intramontabile. PARIGI – La Closerie Des Lilas Per chi ama la cultura del buon bere miscelato con un compiacimento per il demodé paragonabile a quello di un giovane hypster per un paio di occhiali Rossignol dell'85, La Closerie è assolutamente imperdibile. Al suo bancone di Montparnasse si sono avvicendati negli anni alcuni tra i più grandi artisti di tutti i tempi: Cézanne, Picasso, Modigliani, Breton, Zola, Sartre, Fitzgerald, Miller, Man Ray e Dalì, ma nonostante questa incredibile ricchezza di avventori celebri, il personaggio che più di ogni altro viene associato al Des Lilas è Ernest Hemingway, impareggiabile accentratore di leggende legate all'alcol. Durante il soggiorno parigino negli anni '20 raccontato in Festa mobile, vi si recava spesso a scrivere, sorseggiando whisky e lamentando deprecabili interruzioni al suo lavoro: «Ciao Hem, Che cosa fai? Scrivi al caffè?», a cui rispondeva con la nota amabilità: «Senti. Un porco come te ha un sacco di posti dove andare. Perché devi venire qui ad impestare un caffè perbene?».

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NEW YORK – The Algounquin Durante tutta la prima metà del 900 l'american bar di questo albergo della grande mela è stato un ricco crocevia di intellettuali e scrittori che si incontravano davanti a un cocktail per scambiare idee e opinioni letterarie. Merito del proprietario, Frank Case, che amava gli scrittori al punto di accordargli crediti talvolta anche piuttosto ingenti. Non a caso in questo paradiso dell'intuizione è stata ideata e fondata la celebre rivista “The New Yorker”. Ma Edmund Wilson, che sul New Yorker pubblicava stroncature feroci (celebri quelle a Agatha Christie, Lovecraft e Conan Doyle, che paragonò a un sonnifero) e che era spesso vittima di forti stati depressivi, al bancone dell'Algounquin si faceva servire un doppio Martini su doppio Bourbon e sedeva sempre da solo.

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DUBLINO – Branzen Head Ricavato da una taverna del 1198 è ufficialmente il più antico pub irlandese, tanto che leggenda vuole che persino Robin Hood si sia fermato a bere qui. Molto amato da artisti e scrittori, fu frequentato da Johnatan Swift (che lo considerava una seconda casa) e da James Joyce che lo cita nell'Ulisse: «Puoi trovare una sistemazione decente al Brazen Head». Ma se c'è qualcuno che ha letteralmente consumato la propria vita al bancone di questo celebre pub, è lo scrittore e drammaturgo Brendan Behan, che prima di morire a 41 anni per conseguenze dell'alcolismo, si definì un «drinker with writing problems».

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L'AVANA – Il Floridita Non solo il più longevo bar cubano (aperto nel 1817), ma anche uno dei 7 banconi più famosi del mondo secondo la rivista Esquire nel 1953. Qui Graham Greene amava sorseggiare rum che profumavano «di legno di barca, di viaggio per mare». Tuttavia, nonostante abbia inserito il Floridita tra i motivi imprescindibili per visitare Cuba, ne Il nostro agente all'Avana Greene fotografa perfettamente il bevitore tipo facendo vagabondare i suoi personaggi da un bar all'altro, perché, come spiega il formidabile Dr. Hasselbacher: «Quando uno è incapace di cambiare bar, è segno di vecchiaia». Qui potrete degustare uno dei migliori Daiquiri del mondo sedendo accanto a Ernest Hemingway, a cui il Floridita ha dedicato una statua e una targa con la celeberrima frase dello scrittore americano: "Mi mojito en La Bodeguita, mi daiquiri en El Floridita".

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VENEZIA – Harry's Bar Più che un bar, una leggenda: fondata da Giuseppe Cipriani nel 1931, questa sofisticata cattedrale del bere miscelato vanta una lunga lista di frequentatori celebri, tra i quali Orson Wells, Alfred Hitchcock, Charlie Chaplin, il solito Hemingway e Truman Capote, che vi prese “residenza” durante una serie di viaggi in Yugoslavia dove si recò per uno dei suoi reportage. Capote si innamorò dell'Harry's, al bancone del quale tornava continuamente per ordinare un piccolo sandwich e una “pallottola d'argento”, coniando così la più brillante ed efficace definizione di sempre del Cocktail Martini. Se passate da Venezia non potete non passare dall'Harry's e non ordinare un drink che qui ha visto i suoi natali e oggi è (orgoglio bartending italiano) uno dei più celebri cocktail da aperitivo del mondo: il Bellini.

Se durante l'estate riuscirete a visitare uno di questi storici bar, tornate a raccontarci la vostra esperienza, e soprattutto diteci se, mentre sorseggiavate il vostro cocktail in una di queste isole felici dell'arte della miscelazione, vi è apparso il fantasma di uno dei personaggi che hanno contribuito a costruirne la leggenda, perché non ci stupirebbe scoprire che tra tanti posti del mondo in cui trascorrere l'eternità, abbiano scelto proprio uno di questi favolosi banconi da bar.